È vero o è falso?
Da atleta mi sono sottoposto a allenamenti estenuanti, da coach ho piegato la scienza indirizzandola dove volevo che andasse. Poi un semplice test statistico, il test di student, mi ha aperto gli occhi. Racconto.
Tutta la prima parte della mia vita si è sviluppata all’insegna di questo detto. Prima da atleta e poi da preparatore, coach, e qualunque cosa fossi a quel tempo.
Ricordo una serie di allenamenti folli. In uno specifico momento di una stagione strana, mi ritrovavo senza obiettivi e particolarmente apatico. Mi stavo “non allenando” da solo. Tanto non c’era nulla da fare. E invece no.
Arriva la chiamata della nazionale, ero completamente fuori forma. Dovevo rientrare in condizione rapidamente o rifiutare. Ci provo. Mi faccio accompagnare un paio di volte in Aspromonte per allenarmi li tra i boschi. Non bastava, dovevo alzare la posta. Decido di andare su a piedi e farmi venire a prendere da mio padre. Il percorso è tosto, in 23 km si sale da 100 metri a 1350, scelgo infatti la strada più corta ma anche più ripida. Alterno a questa follia, un’altra in pianura, mi faccio lasciare a Saline Ioniche in modo da tornare da solo correndo i circa 22 km che mi separano da casa. Perché? O così o autostop.
In nazionale, alla fine, va benino, arrivo secondo, dietro un altro italiano.
Con questa capacità di sofferenza avevo difficoltà a capire chi non era in grado di “stringere i denti”. Quando passai dall’altra parte, e iniziai a fare il coach, il mantra era sempre lo stesso: “se non ti uccide ti fortifica”. E in effetti funzionava.
Racconto questa: Stefano uno dei nostri ragazzi si ruppe il crociato, non poteva essere operato e come al solito toccava a me trovare la soluzione. Inizio un lavoro di stabilizzazione del ginocchio e poi mi ricordo che avevamo acquistato sue ciclo ergometri Monarc. Due bici statiche enormi, che allora si usavano per fare test. Una nel trasporto si era bloccata, penso qualche urto, girava con difficoltà. Metto sulla bici Stefano e gli dico di pedalare per 60 minuti, alternando due gambe e una sola gamba. Dopo un mese la bici era più scorrevole dell’altra. Un pomeriggio entrò in palestra un medico e sentendo Stefano emettere gemiti di sofferenza mi dice: ma non puoi diminuire l’intensità? Io rispondo: No. E se ne va. Stefano ora è un eccellente professionista in ambito finanziario, super sportivo, e mio cliente oltre che amico.
Ad un certo punto la rivelazione. Facevamo tantissimi test e ricerche Dopo una batteria di test sulla produzione di lattato e sull’espressione della forza esplosiva, il mio prof mi dice: “guarda le statistiche”. Quello che vedo non mi piace. I valori non sono significativi come pensavo. Eppure guardati da altre angolazioni sembravano ottimi. Il problema era proprio quello, Li stavo guardando da un’angolazione che piaceva a me. Il classico Bias di conferma. Questa cosa accade ora sui social, prendono le ricerche, e dicono cose che non ci sono scritte sopra. Delle due l’una: o non le sanno leggere o barano. Io l’ho capito 30 anni fa.
Prima regola: puoi ammazzare le persone di allenamenti ma se questi non sono scientificamente organizzati e equilibrati stai solo disperdendo energia.
Seconda regola. Ad un certo punto capii anche un’altra cosa: se non ti uccide ti fortifica però in qualche modo ti consuma.
Si perché questo modo di ragionare ha dei limiti molto seri sulla gestione delle risorse. Una cosa è se sei un Lagunare, o un Navy Seal, o fai parte di un altro corpo d’élite. Devi allenare anche il carattere, devi simulare cose inaudite per chi è fuori da quel mondo. Ma se non lo sei ha poco senso depauperare risorse.
Quindi il motto è sbagliato? No, è interpretato male. Ha un senso, però se usato in modo ignorante lo perde.
Vi ricordate la battuta nel film di Verdone: “questa mano può essere piuma o ferro”. Ecco.
La vera competenza è sapere quando serve il ferro e quando serve la piuma.
È vero o è falso?
Da atleta mi sono sottoposto a allenamenti estenuanti, da coach ho piegato la scienza indirizzandola dove volevo che andasse. Poi un semplice test statistico, il test di student, mi ha aperto gli occhi. Racconto.
Tutta la prima parte della mia vita si è sviluppata all’insegna di questo detto. Prima da atleta e poi da preparatore, coach, e qualunque cosa fossi a quel tempo.
Ricordo una serie di allenamenti folli. In uno specifico momento di una stagione strana, mi ritrovavo senza obiettivi e particolarmente apatico. Mi stavo “non allenando” da solo. Tanto non c’era nulla da fare. E invece no.
Arriva la chiamata della nazionale, ero completamente fuori forma. Dovevo rientrare in condizione rapidamente o rifiutare. Ci provo. Mi faccio accompagnare un paio di volte in Aspromonte per allenarmi li tra i boschi. Non bastava, dovevo alzare la posta. Decido di andare su a piedi e farmi venire a prendere da mio padre. Il percorso è tosto, in 23 km si sale da 100 metri a 1350, scelgo infatti la strada più corta ma anche più ripida. Alterno a questa follia, un’altra in pianura, mi faccio lasciare a Saline Ioniche in modo da tornare da solo correndo i circa 22 km che mi separano da casa. Perché? O così o autostop.
In nazionale, alla fine, va benino, arrivo secondo, dietro un altro italiano.
Con questa capacità di sofferenza avevo difficoltà a capire chi non era in grado di “stringere i denti”. Quando passai dall’altra parte, e iniziai a fare il coach, il mantra era sempre lo stesso: “se non ti uccide ti fortifica”. E in effetti funzionava.
Racconto questa: Stefano uno dei nostri ragazzi si ruppe il crociato, non poteva essere operato e come al solito toccava a me trovare la soluzione. Inizio un lavoro di stabilizzazione del ginocchio e poi mi ricordo che avevamo acquistato sue ciclo ergometri Monarc. Due bici statiche enormi, che allora si usavano per fare test. Una nel trasporto si era bloccata, penso qualche urto, girava con difficoltà. Metto sulla bici Stefano e gli dico di pedalare per 60 minuti, alternando due gambe e una sola gamba. Dopo un mese la bici era più scorrevole dell’altra. Un pomeriggio entrò in palestra un medico e sentendo Stefano emettere gemiti di sofferenza mi dice: ma non puoi diminuire l’intensità? Io rispondo: No. E se ne va. Stefano ora è un eccellente professionista in ambito finanziario, super sportivo, e mio cliente oltre che amico.
Ad un certo punto la rivelazione. Facevamo tantissimi test e ricerche Dopo una batteria di test sulla produzione di lattato e sull’espressione della forza esplosiva, il mio prof mi dice: “guarda le statistiche”. Quello che vedo non mi piace. I valori non sono significativi come pensavo. Eppure guardati da altre angolazioni sembravano ottimi. Il problema era proprio quello, Li stavo guardando da un’angolazione che piaceva a me. Il classico Bias di conferma. Questa cosa accade ora sui social, prendono le ricerche, e dicono cose che non ci sono scritte sopra. Delle due l’una: o non le sanno leggere o barano. Io l’ho capito 30 anni fa.
Prima regola: puoi ammazzare le persone di allenamenti ma se questi non sono scientificamente organizzati e equilibrati stai solo disperdendo energia.
Seconda regola. Ad un certo punto capii anche un’altra cosa: se non ti uccide ti fortifica però in qualche modo ti consuma.
Si perché questo modo di ragionare ha dei limiti molto seri sulla gestione delle risorse. Una cosa è se sei un Lagunare, o un Navy Seal, o fai parte di un altro corpo d’élite. Devi allenare anche il carattere, devi simulare cose inaudite per chi è fuori da quel mondo. Ma se non lo sei ha poco senso depauperare risorse.
Quindi il motto è sbagliato? No, è interpretato male. Ha un senso, però se usato in modo ignorante lo perde.
Vi ricordate la battuta nel film di Verdone: “questa mano può essere piuma o ferro”. Ecco.
La vera competenza è sapere quando serve il ferro e quando serve la piuma.